Baggio, Nesta, Del Piero… quelli che sono tornati. Ancora più forti

Tanti campioni italiani si sono infortunati al crociato prima dei 25 anni come Zaniolo. E poi hanno vinto tutto

Del Piero si dispera dopo l'infortunio dell'8 novembre 1998. Aldo Liverani

Il botto, il dolore, le lacrime, i brutti pensieri. Chi ci è passato sostiene che le ore più buie di un lungo stop per infortunio siano quelle immediatamente successive al crack: poi si prende coscienza della lunga salita, si tira un bel respiro e si riparte. In questo Zaniolo ha mostrato una reattività non comune, affidando a Instagram – in quest’epoca, un vero e proprio prolungamento virtuale della personalità reale – il suo primo commento a caldo già poco prima della mezzanotte di ieri. Nella biografia del suo profilo, una frase di Cesare Cremonini perfetta per il momento: “Per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale”. Per confortare sia lui che i suoi tifosi – ovvero tutti noi, che su Nicolò facciamo grande affidamento per i prossimi 15 anni – ecco qualche esempio di chi ha provato lo stesso dolore prima dei 25 anni, e poi ha vinto tutto.

Ancelotti ai tempi della Roma, in un duello con Franco Causio. Richiardi
ANCELOTTI—  Un romanista che salta un grande torneo? Chiedete a Carletto, che ha forgiato le sue grandi carriere da calciatore e allenatore nelle lacrime versate a profusione nei primi anni Ottanta. 25 ottobre 1981: decimo minuto di Roma-Fiorentina 2-0, un contrasto come tanti con Casagrande, ma il piede che si impunta sul terreno dell’Olimpico provoca la torsione innaturale del ginocchio destro. In quel momento Ancelotti si trova nei pressi della linea di fondo campo, vicino ai microfoni direzionali: le sue urla escono dai televisori di tutta Italia accesi sulla Domenica Sportiva. La diagnosi non è tremenda: distorsione con sofferenza del crociato anteriore, tanto che non si ritiene necessaria neanche l’operazione. Il recupero sembra a un passo, ma ai primi di gennaio in allenamento il menisco fa crac: stavolta gli tocca finire sotto i ferri, addio al Mundial. Nulla in confronto a quel che gli succede il 4 dicembre 1983, in un altro Juve-Roma passato alla storia anche per una celebre rovesciata di Roberto Pruzzo a tempo scaduto. Alla mezz’ora del primo tempo va di nuovo k.o. dopo uno scontro con Cabrini. Questa volta esce sulle sue gambe, seppur sorretto dai massaggiatori, ma il bollettino medico è una doccia ghiacciata: lesione del crociato anteriore sinistro e lesione capsulo-meniscale. Una settimana dopo viene operato nella clinica di Villa Bianca dal professor Lamberto Perugia (uno dei suoi due assistenti è proprio Pier Paolo Mariani): tempi di recupero dieci mesi, addio a tutta la cavalcata europea della Roma di Liedholm fino alla finale di Coppa dei Campioni. Ha appena 24 anni, ma sembra già un ferro vecchio. Eppure nel 1987 Arrigo Sacchi avrà il fegato di puntare su di lui, nonostante le ritrosie di Berlusconi, facendone una colonna di una delle squadre di club più forti di tutti i tempi. Uno scudetto, due Coppe Campioni, due Intercontinentali…
Esta entrada fue publicada en Sin clasificar. Guarda el enlace permanente.

Deja un comentario

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos obligatorios están marcados con *