Sarri, sveglia! Il tecnico deve ritrovare lo spirito Juve

Serve l’aiuto dei senatori. Alcuni campioni devono ritornare sui loro standard

Sarri, sveglia! Il tecnico deve ritrovare lo spirito Juve

TORINO – È tutto un complesso di cose. E’ forse più facile, ma certamente sbagliato trovare un solo colpevole del momento critico juventino. Gli stessi vertici bianconeri cercano di mantenere la calma, con grande vicinanza alla squadra e all’allenatore. Ieri al campo della Continassa c’erano Fabio Paratici e Pavel Nedved, oggi o domani potrebbe esserci Andrea Agnelli, che passa almeno due o tre volta a settimana, approfittando del fatto che dal suo ufficio al prato dove lavora la squadra ci sono poco più di trecento passi. Non si registrano dubbi su Sarri o ripensamenti. C’è, invece, un po’ di preoccupazione per quello a cui si è assistito a Verona, solo due settimane dopo Napoli.

E’ chiaro a tutti che c’è un problema di atteggiamento. Un problema «mentale», come è stato definito da Sarri stesso, che nella serata di Verona ha lanciato un sos: «Spero che qualcuno mi aiuti». Un grido d’aiuto che può anche suonare inquietante alle orecchie dei tifosi, dando l’impressione di un allenatore incapace di gestire la situazione da solo. Ancora una volta, Sarri non ha censurato il suo pensiero più vero: di fronte a cali di tensione e concentrazione come quelli di Napoli o Verona, c’è la necessità che i giocatori di maggiore esperienza e carisma mettano qualcosa in più per tenere accesa la testa dei compagni. Il pensiero di Sarri è che, nel giro di due settimane, tornerà completamente a disposizione uno come Giorgio Chiellini e il contributo in termini di determinazione sarà decisivo. Ma l’appello di Sarri è più generale e rivolto a tutti. Tutti quelli che lo seguono in modo disciplinato in allenamento, ma poi si perdono, si deconcentrano, si complicano la vita con errori grossolani. Il tecnico moderno deve allenare anche la testa. Quindi Sarri deve trovare il modo per riaccendere quelle dei suoi giocatori, ma il processo di autoattivazione è altrettanto importante. Il famoso discorso di Sassuolo, nel momento più nero della gestione Allegri (all’inizio della seconda stagione), venne fatto da Evra e Buffon ai compagni, facendo scattare qualcosa che portò al record del campionato italiano di vittorie consecutive. Il fatto che la Juventus non sappia più tenere la concentrazione dopo essere andata in vantaggio (22 gol su 31 presi dopo aver segnato almeno una rete) è un segnale estremamente grave e parla di una squadra che ha perso la capacità di soffrire, sempre avuta e sempre stata una delle sue caratteristiche principali. La superiorità tecnica, da sola, non consente a nessuno di vincere se non poggia su una solida forza morale. Strano che sia proprio la Juventus che deve ricordarselo.
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Ibrahimovic punge l’Inter: «Non è da Scudetto»

Ibrahimovic punge l'Inter:

Così il fuoriclasse del Milan: «Nel primo tempo non mi sono sembrati neppure da secondo posto». La replica stupita di De Vrij: «Ha detto così? Ognuno ha le sue opinioni…»

MILANO – Zlatan Ibrahimovic aveva illuso i tifosi del Milan (e con essi quelli di Juventus Lazio) segnando il gol del 2-0 nel derby perso poi 4-2 contro l’Inter. Dopo aver smorzato i toni sull’esultanza sotto la Curva Nord («Tutta emozione e istinto, era un bel momento per me«), che aveva indispettito non poco il pubblico nerazzurro, il fuoriclasse svedese, ai microfoni di Sportmediaset, punge la sua ex squadra: «Anche se l’Inter nel primo tempo non mi è sembrata da secondo posto, nella ripresa lo ha invece dimostrato. Ma non è da Scudetto«. Stupita la reazione di De Vrij: «Ha detto davvero così? Che dire, ognuno ha le sue opinioni…«, il commento alla Rai del difensore olandese.

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Braida: «Il Napoli può battere il Barcellona. Addio di Messi? Non è da escludere»

Parla l’ex consulente di mercato del club blaugrana: «Chi può permetterselo in Italia? Le squadre più importanti di sicuro perché, con Leo, avrebbero un’immagine globale»

Braida: "Il Napoli può battere il Barcellona. Addio di Messi? Non è da escludere"

TORINO – «Secondo me è molto molto difficile ma non è da escludere. Nel calcio tutto è possibile«. Lo ha detto Ariedo Braida, ex consulente di mercato del Barcellona, in merito alle voci di un possibile addio di Lionel Messi. «E’ un giocatore straordinario, credo stia troppo bene al Barcellona, vive con la sua famiglia, è lì da sempre, da quando aveva 13 anni – ha aggiunto ai microfoni di Radio Anch’Io Sport su Radio 1 Rai – Lui copre tutti gli errori che si fanno. E’ difficile che vada via ma non impossibile. Chi può prenderlo? Le squadre inglesi e anche quelle italiane perché no. Con Messi avrebbero uno sviluppo pazzesco a livello commerciale e di immagine globale«. E se Messi dovesse scegliere l’Italia «da milanista lo vedrei meglio nel Milan, ma sono Juve e Inter le squadre che potrebbero prenderlo».

Barcellona-Napoli

Poi, sulla sfida tra Barcellona e Napoli negli ottavi di finale di Champions League: «Il Barcellona ha dei problemi, fuori casa incontra sempre tante difficoltà. Penso che il Napoli in casa abbia delle buone opportunità per poterlo battere anche se ieri l’ho visto un pochino fragile. Non sarà facile ma a mio avviso il Barça ha dei problemi, soprattutto in difesa. Non a caso in campionato ha già perso diverse partite«.

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Sampdoria-Murru, avanti insieme fino al 2024

Il classe 1994 è arrivato in blucerchiato nell’estate 2017

Sampdoria-Murru, avanti insieme fino al 2024

GENOVA – Nicola Murru e la Sampdoria, il matrimonio continua: il terzino sinistro classe 1994 ha firmato il prolungamento contrattuale fino al 30 giugno 2024. Ecco il comunicato ufficiale: «Il presidente Massimo Ferrero e l’U.C. Sampdoria comunicano di aver rinnovato il contratto relativo ai diritti alle prestazioni sportive del calciatore Nicola Murru. Per la soddisfazione di tutti il difensore – 83 presenze con la nostra maglia – si è legato al club blucerchiato fino al 30 giugno 2024″.

Nicola, nativo di Cagliari e cresciuto proprio nelle giovanili del club sardo, è arrivato in blucerchiato nell’estate 2017, diventando ben presto il titolare della fascia mancina. In questa stagione ha collezionato 21 presenze su 23 partite complessive.

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E adesso focus sul Napoli

Squadra al lavoro al mattino alla Continassa, post Juve-Roma. Aggiornamento sulle condizioni di Danilo

La quinta partita di questo intenso mini-ciclo della Juventus, iniziato due domeniche or sono proprio contro la Roma, in campionato all’Olimpico, si avvicina.

All’indomani della seconda vittoria consecutiva con i giallorossi ieri, stavolta in Coppa Italia (vittoria che significa semifinale raggiunta nella competizione), la Juve è tornata così al lavoro per focalizzarsi sull’insidiosa trasferta di Napoli, in programma per domenica sera alle 20.45.

Essendo un giorno post gara, come sempre, menu differenziato per i bianconeri: scarico per chi ha giocato ieri, possessi palla, partita e lavoro fisico per il resto del gruppo.

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Spal, Semplici esonerato ufficialmente. Di Biagio fino a giugno

Spal, Semplici esonerato ufficialmente. Di Biagio fino a giugno

Al tecnico è stata fatale la sconfitta col Sassuolo. L’ex commissario tecnico dell’Under 21 al suo posto

FERRARA – Leonardo Semplici non è più l’allenatore della Spal: il tecnico toscano è stato esonerato stamattina dal club che allenava dal 2014 e che ha portato dalla Serie C fino alla Serie A, ottenendo anche due salvezze consecutive. Qualcosa è cambiato in peggio nella stagione in corso, tant’è che gli estensi si trovano all’ultimo posto in classifica con soli 15 punti. Ieri è arrivata la sconfitta decisiva, al Mazza, nel derby emiliano col Sassuolo. Al posto di Semplici ha firmato Luigi Di Biagio: l’ex tecnico dell’Under 21 si lega ai biancazzurri fino al prossimo 30 giugno, con l’obiettivo di raggiungere la difficile salvezza.

Ecco il comunicato del club: «SPAL srl comunica di aver sollevato dall’incarico di responsabile della prima squadra biancazzurra mister Leonardo Semplici, contestualmente al secondo allenatore Andrea Consumi, al preparatore atletico Yuri Fabbrizzi e ai collaboratori tecnici Rossano Casoni e Alessio Rubicini. La società ringrazia mister Semplici e il suo staff per il lavoro svolto e i risultati ottenuti in questi anni, risultati che hanno permesso di raggiungere grandi traguardi e riportare la SPAL in Serie A dopo 49 anni». Al posto di Semplici arriva Luigi Di Biagio: la firma dell’ex tecnico dell’Under 21 è a un passo.

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Atalanta Dea del gol: al top anche in Europa

Atalanta Dea del gol: al top anche in Europa

I nerazzurri hanno segnato più del Liverpool, solo il Manchester City ha collezionato più reti. Anche la media-gol è da podio: meglio di Gasperini solo Dortmund e Bayern Monaco

BERGAMO – L’Atalanta di Gasperini ha uno degli attacchi migliori d’Europa. Detto che da 60 anni in Serie A nessuno riusciva a segnare 61 gol in 23 gare, quanto sta facendo la Dea è reso ancora più incredibile dal confronto con le migliori squadre dei cinque principali campionati europei. In termini assoluti, quello dell’Atalanta è il secondo attacco più prolifico dietro al Manchester City. La squadra di Guardiola in Premier League ha già insaccato 65 reti alle spalle dei portieri avversari, ma fa davvero impressione vedere che quella macchina da calcio e da punti che è il Liverpool sia ferma a quota 60: parliamo di una squadra che guida il campionato inglese con 22 punti di vantaggio sulla seconda in classifica.

La squadra orobica ha segnato 9 gol in più del Barcellona di Messi (52), 2 in più del Paris Saint Germain di Icardi (59) e del Borussia Dortmund del fenomeno Haaland (59) ma pure 3 in più del Bayern Monaco (58) che è al comando della Bundesliga: al netto di recuperi e gare ancora da disputare, considerando il livello degli attacchi che entrano in questo confronto è chiaro che la squadra di Gasperini stia facendo qualcosa di semplicemente strabiliante.
Spostando la valutazione sulla media realizzativa, considerando quindi anche il numero delle partite giocate, il podio cambia leggermente, ma l’Atalanta è l’unica a mantenere un posto tre le migliori tre di tutta l’Europa che conta. In Germania Borussia Dortmund e Bayern Monaco hanno giocato 21 partite e la loro media è di tutto rispetto (2,8 per i gialloneri, 2,76 gol a gara per i bavaresi) ma subito dietro troviamo l’Atalanta che è arrivata a ben 2,65 gol a partita (61 reti in 23 giornate).

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Viviano, visite con l’Inter: Handanovic preoccupa e Padelli non convince

Viviano, visite con l'Inter: Handanovic preoccupa e Padelli non convince

Il portiere sloveno è ancora alle prese con un problema al mignolo e il suo vice ha lasciato a desiderare nel derby vinto in rimonta col Milan: la dirigenza nerazzurra ha così deciso di tornare sul mercato

MILANO – Emiliano Viviano, già nerazzurro nella stagione 2011-2012, è ad un passo dal ritorno all’Inter. Dopo aver svolto le visite mediche, prima di procedere alla firma sul contratto si attendono soltanto notizie dall’infermeria, dove preoccupano le condizioni di Samir Handanovic, ancora alle prese con un problema al mignolo che non accenna a migliorare. La prestazione di Padelli nel derby vinto contro il Milan ha lasciato più di qualche perplessità e, in vista di un imminente tour de force tra campionato (big match con la Lazio), Coppa Italia (semifinale col Napoli) ed Europa League, la dirigenza interista avrebbe optato per l’acquisto di uno svincolato di lusso, sei volte Nazionale italiano e reduce da una non particolarmente fortunata esperienza con lo Sporting Lisbona ed un prestito semestrale alla Spal. Nelle ultime finestre di calciomercato Viviano, che si stava allenando con la Sampdoria, è stato molto vicino al trasferimento al Cagliari.

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Roma, è allarme rosso

4 punti in 6 partite (solo tre squadre hanno fatto peggio), ben 16 gol presi in 8 gare: e ora contro l’Atalanta macchina da gol c’è in ballo la Champions

Roma, è allarme rosso

ROMA – Lo score di inizio anno non ammette repliche: 4 punti in 6 partite (4 ko, 1 vittoria e 1 pareggio), soltanto il Brescia con 2, la Spal e il Cagliari con 3 hanno fatto peggio della Roma. Quartultima posizione, in questo avvio di 2020, e andamento da zona retrocessione. Non da Champions dove l’Atalanta, pur scivolando in casa con Genoa e Spal, ha recuperato lo svantaggio in classifica, messo la freccia (ora è a +3) e aspetta sabato i giallorossi a Bergamo per quello che somiglia molto ad un match-point per l’Europa che conta. La riunione andata in scena sabato (prima tra l’ad FiengaPetrachiFonseca e la squadra; poi tra il tecnico e il gruppo) ha avuto almeno il risultato di ribadire come «Siamo tutti sotto esame», la sintesi del discorso del Ceo. Ancor di più in una fase di passaggio di proprietà che sta vivendo il club.

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OP-ED: L’ULTIMO GOL CON PAPÀ

Una magia a Udine fu l’ultimo gol visto da Luca con papà

Tifo Milan. Da sempre, da quando sono nato, forse anche prima. E tifo Milan per la semplice ragione che il mio Papà (come tanti altri papà) mi ha trasmesso questa autentica «passionaccia». Abbiamo visto insieme (allo stadio o davanti alla Tv) centinaia, forse migliaia di partite, gioito insieme, sofferto insieme, per 49 anni (quanti ne avevo quando lui se n’è andato). La mia «Storia Rossonera» potrebbe parlare di trionfi ed imprese epocali, di gol leggendari, del Real Madrid preso a pallonate, di Rivera, di Baresi e Maldini, di Gullit e Van Basten, di Shevchenko e Kaká, di scudetti e Coppe Campioni. E invece no. La mia «Storia rossonera» parla di un gol praticamente insignificante (per tutti gli altri tifosi), che non ha portato alla vittoria di uno scudetto, di una coppa, o a una qualificazione in Champions League. A dire il vero, non ha portato neppure alla vittoria della partita.

Udine, stadio «Friuli», 5 febbraio 2018. Udinese–Milan, 23° giornata del campionato 2017-2018. Papà è già malato da tempo e tutti noi, in famiglia, sappiamo (anche se la speranza non muore mai) che non gli resta molto tempo da vivere. Quel pomeriggio, guardiamo la partita insieme. Lui è a letto, e soffre molto. Quel Milan è tutt’altro che leggendario ed epocale, come pure quella partita (piuttosto noiosa). Ma, all’improvviso, in un contesto malinconico, accade qualcosa di meraviglioso. Suso, sulla trequarti, salta il suo marcatore diretto con una delle sue finte «venefiche», e poi si inventa un tiro che ha una traiettoria quasi irreale: il pallone, che sembra telecomandato, parte dalla trequarti e finisce dritto dritto all’incrocio dei pali, alla sinistra dell’esterrefatto portiere avversario. Io avverto subito, dentro di me (non so come e perché), la sensazione che quello non sarebbe stato un gol come tutti gli altri. Mi giro verso Papà, e lo vedo sorridere.

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